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Il giornale che mancava,quello pronto a pubblicare ogni notizia.
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[ Domenica, 1 Dicembre 2019 21:01:19]

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[ Domenica, 1 Dicembre 2019 21:11:31]

Biotestamento, Speranza firma decreto per la banca dati per le Disposizioni anticipate di trattamento: “Abbiamo una libertà in più”
A più di un anno dall’entrata in vigore del testo il nodo principale restava proprio la mancanza del registro nazionale delle Dat, nelle quali i cittadini dichiarano a quali cure vogliono o non vogliono essere sottoposti in caso di futura incapacità di decidere

di F. Q. | 10 DICEMBRE 2019

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“Ho appena firmato il decreto sulla banca dati nazionale per le Disposizioni Anticipate di Trattamento (Dat). Con questo atto la legge approvata dal Parlamento è pienamente operativa e ciascuno di noi ha una libertà di scelta in più”. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato su Facebook quello che si attendeva da mesi per dare piena attuazione alla legge sul biotestamento approvata dal Parlamento a fine 2017. A più di un anno dall’entrata in vigore del testo, infatti, il nodo principale era proprio la mancanza del registro nazionale delle Dat, nelle quali i cittadini dichiarano a quali cure vogliono o non vogliono essere sottoposti in caso di futura incapacità di decidere. Un anno fa, a dicembre 2018, l’Associazione Luca Coscioni si è rivolta al ministro della salute Giulia Grillo per sollecitare l’approvazione dei decreti attuativi. “Sono stati stanziati 2 milioni di euro con la finanziaria 2017 (anche se la cifra si è poi ridotta, ndr) – ricorda Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Coscioni – e altri 400mila euro all’anno con la finanziaria 2018 per la creazione della banca dati che avrebbe dovuto essere operativa entro il 30 giugno 2018”.
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E oggi finalmente è arrivata la firma di Speranza. Un risultato arrivato, sottolinea Gallo, “dopo 17 mesi di violazione della legge da parte del Ministero della Salute” e che dà il via libera alla nascita di “uno strumento utile per rendere pienamente applicativi i testamenti biologici su tutto il territorio nazionale”. Per questo decreto l’Associazione Luca Coscioni aveva prima diffidato il ministero della Salute, poi aveva fatto ricorso al Tar Lazio. La prima udienza si sarebbe dovuta tenere il 16 dicembre 2019. Erano ormai 10mila le persone firmatarie dell’appello per l’istituzione della Banca dati indirizzato prima alla ministra Giulia Grillo, successivamente al ministro Roberto Speranza. “Le DAT depositate presso i Comuni o i notai – continua Gallo – saranno finalmente immediatamente consultabili dai medici in caso di bisogno, in qualsiasi struttura sanitaria del territorio nazionale. Per completare l’applicazione della legge 219/2017, ora il ministero della Salute, le Regioni e le aziende sanitarie rispettino l’articolo 4 comma 8 della legge 219, laddove indica che questi devono provvedere ‘a informare della possibilità di redigere le Dat‘”.





Cambia il processo civile: “Si passa da tre riti a uno”. Bonafede: “Riforma attesa dal 90% dei cittadini”. Ora chi fa querele temerarie paga
L'annuncio del titolare della Giustizia e del premier Conte è arrivato durante una conferenza stampa nella nottata di giovedì. L'obiettivo è quello di dimezzare i tempi dei processi e alleggerire il lavoro dei giudici

di F. Q. | 6 DICEMBRE 2019
Conte: “Per Renzi solo 50% possibilità che il governo arrivi al termine? Lui è pessimista cosmico”
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Conte: “Per Renzi solo 50% possibilità che il governo arrivi al termine? Lui è pessimista cosmico”

Mentre la maggioranza sta cercando di trovare un accordo sulla riforma del processo penale e, in particolar modo, sulla prescrizione, il governo vara quella del processo civile, con l’intento di dimezzarne i tempi. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, assicura che si tratta di una riforma considerata “prioritaria dal 90% degli italiani”. E tra le novità più importanti ci sono il passaggio “da tre riti a uno”, con un solo atto introduttivo, il ricorso, e il ricorso a sanzioni per chi intraprende cause temerarie: chi querela senza solidi presupposti rischia di pagare non solo il risarcimento, ma anche un’ammenda.

La filosofia dell’esecutivo in materia di processo civile è stata chiarita dallo stesso guardasigilli: meno norme e poche regole che valgono per tutti i gradi del processo, questo nell’ottica della “semplificazione, della speditezza e della razionalizzazione delle procedure”, salvaguardando allo stesso tempo il rispetto delle garanzie del contraddittorio: “Attrarremo più investitori”, ha assicurato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la conferenza stampa congiunta con Bonafede: “Assicureremo la ragionevole durata dei processi ma” la norma sulla prescrizione “in vigore dal 1 gennaio va mantenuta”, ha dichiarato il premier.

Conte e Bonafede: “Lavoriamo per garantire durata ragionevole dei processi”
Poi il guardasigilli è passato a esporre le novità del processo civile: oltre al passaggio da tre riti a uno, anche il perimetro della causa verrà ” definito 10 giorni prima che le parti compaiano davanti al giudice”. Inoltre verranno eliminati i tempi morti, con la riduzione del numero delle udienze e l’eliminazione di quella di precisazione delle conclusioni. Ridotti anche i casi in cui il tribunale giudicherà in composizione collegiale, modello che verrà applicato anche al rito collegiale e a quello d’appello.
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La riforma elimina anche quella che il titolare della Giustizia ha definito “una pagina triste della storia politica e giudiziaria”: il rito Fornero nel diritto del lavoro. E particolare attenzione viene riservata dal testo al procedimento per lo scioglimento delle comunioni, che risulta oggi tra quelli con durata più elevata. Poi le sanzioni a chi intraprende cause temerarie, altra strategia per alleggerire il lavoro dei giudici ed evitare le intimidazioni giudiziarie: “Il fammi causa non deve essere più una minaccia possibile – ha spiegato Bonafede – Chi fa una causa temeraria o chi resiste in una causa non solo paga il risarcimento, ma deve pagare una sanzione a favore della cassa delle ammende perché ha creato un danno anche allo Stato”.

Infine ci sarà il divieto per l’ufficiale giudiziario di fare la notifica cartacea se il destinatario ha un indirizzo Pec o se ha un indirizzo digitale. Sarà tutto digitalizzato e sulla digitalizzazione, assicurano, verrà fatto un vero investimento: “Nel codice di procedura civile ci saranno meno regole valide per tutti i processi”.








Francia, sciopero contro riforma pensioni. Sindacato: “1 milione e mezzo di persone in piazza”. Black bloc a Parigi: incendi e scontri



Il corteo più atteso è partito intorno alle 13 dalla Gare du Nord a Parigi con in testa sindacati e lavoratori delle ferrovie. Centinaia di voli cancellati e il 90 per cento dei Tgv. Chiusa la Tour Eiffel e il Musée d'Orsay

di F. Q. | 5 DICEMBRE 2019
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Centinaia di migliaia di persone, un milione e mezzo secondo il sindacato della Cgt (700mila per il ministero dell’Interno), hanno sfilato in tutta la Francia contro la riforma delle pensioni voluta da Emmanuel Macron. Da Nizza a Lille passando per Lione sono state 245 le manifestazioni organizzate per una delle mobilitazioni più grandi degli ultimi tempi. Il corteo più partecipato naturalmente è stato quello di Parigi: alle 13 è partito dalla Gare du Nord con i sindacati e gli “cheminot” – i lavoratori delle ferrovie – in testa. Nella Capitale sono arrivati anche circa 500 black bloc che, volto coperto, hanno preso d’assalto la zona di place de la Repubblique bruciando cassonetti e lanciando sassi contro le vetrine. La polizia ha risposto con un lancio massiccio di lacrimogeni: l’ingente dispositivo di sicurezza dispiegato sul posto è riuscito a riportare la situazione sotto controllo e in totale sono 87 le persone fermate.

Il corteo pacifico è ancora in corso. In piazza anche i gilet gialli che ormai da più di un anno protestano contro il governo e chiedono le dimissioni del presidente della Repubblica. Il timore, come già annunciato da alcuni manifestanti, è che lo sciopero si protragga a oltranza.

Parigi, cassonetti in fiamme e scontri con la polizia: i black bloc prendono di mira anche gli operatori tv. Le immagini
Macron, come già annunciato nel suo programma di governo, vuole modificare i regimi pensionistici speciali con un intervento che i suoi predecessori hanno sempre fallito (celebre il tentativo del primo ministro Alain Juppé). Macron, anche se ancora non esiste un testo ufficiale della riforma, propone di togliere i regimi speciali pensionistici (sono 42 in totale) e uniformare i vari status con un sistema a punti. I più colpiti sarebbero i ferrovieri che vanno in pensione a 50 anni e 8 mesi (età pensionabile in Francia è a 62 anni): il timore condiviso è che i mestieri usuranti siano danneggiati dal cambio di sistema.


Secondo quanto comunicato dal ministero dell’Istruzione, la mobilitazione nel settore dell’istruzione in Francia ha un tasso di partecipazione del 51,15% nelle scuole primarie e del 42,32% nelle secondarie. Le cifre sono inferiori rispetto a quelle diffuse dai sindacati. La segretaria generale dello Snuipp-FSU, principale sindacato delle scuole primarie, aveva informato del 70% di insegnanti in sciopero. Sophie Vénétitay, della sigla Snes-FSU degli istituti secondari, ha parlato del 65% di partecipazione nelle scuole superiori e nei licei, definendo la cifra un dato “storico”. Forti disagi nella circolazione. Centinaia di voli sono stati cancellati insieme al 90 per cento dei TGV e all’80 per cento dei treni regionali. La RATP ha fatto sapere che 11 linee della metropolitana a Parigi sono chiuse e il traffico sul resto delle tratte “è fortemente perturbato”. I sindacati hanno annunciato che lo sciopero verrà prorogato “fino a lunedì” per “la quasi totalità dei lavoratori in sciopero”. A Parigi hanno chiuso al pubblico la Tour Eiffel e il Musée d’Orsay, mentre resta aperto il Louvre – fatta eccezione per alcune aree del museo – dove non è interessata dalla mobilitazione la retrospettiva su Leonardo per il cinquecentenario della morte.


Reporters En Colère ????
@REC_Collectif
· 23h
In risposta a @REC_Collectif
#GreveGenerale c'est bon @stuvpic a été libéré. Notre groupe se dirige vers la manif pour couvrir ce mouvement social inédit #grevedu5decembre

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@REC_Collectif
Reporters en colère on va pas se laisser faire #GreveGenerale #grevedu5decembre


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Dl Fisco: Intesa sul carcere per i grandi evasori. Confindustria: 'E' approccio iper repressivo'


La maggioranza ha trovato l'accordo sull'inasprimento del carcere per i grandi evasori. Due emendamenti dei relatori riducono l'aumento delle pene per i comportamenti non fraudolenti, come la dichiarazione infedele e l'omessa dichiarazione, e rivedono sia la disciplina della confisca per sproporzione, prevista per i reati più gravi, sia la responsabilità amministrativa delle imprese. Gli emendamenti sono depositati e verranno votati in serata in commissione finanze alla Camera.

"L'emendamento che riscrive l'art.39 del Dl fiscale depositato ieri sera dal Governo, se da un lato affronta alcune delle criticità che avevamo evidenziato in audizione, dall'altro vanifica questi miglioramenti, estendendo ulteriormente l'ambito applicativo del decreto 231 ai reati tributari", dice Confindustria "È un approccio iper repressivo, che moltiplica le sanzioni sulle stesse fattispecie. La confisca allargata resta comunque un'anomalia, perché estende misure eccezionali pensate per la criminalità mafiosa a reati di natura completamente diversa e i correttivi apportati vengono completamente annullati dall'intervento in tema di responsabilità 231", sottolinea l'associazione degli industriali.

"L'emendamento che riscrive l'art.39 del Dl fiscale depositato ieri sera dal Governo, se da un lato affronta alcune delle criticità che avevamo evidenziato in audizione, dall'altro vanifica questi miglioramenti, estendendo ulteriormente l'ambito applicativo del decreto 231 ai reati tributari", dice Confindustria "È un approccio iper repressivo, che moltiplica le sanzioni sulle stesse fattispecie. La confisca allargata resta comunque un'anomalia, perché estende misure eccezionali pensate per la criminalità mafiosa a reati di natura completamente diversa e i correttivi apportati vengono completamente annullati dall'intervento in tema di responsabilità 231", sottolinea l'associazione degli industriali.
 
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[ Domenica, 1 Dicembre 2019 21:31:23]


https://www.raiplay.it/video/2019/12/Il-sondaggista-Massimo-Stima---Stati-Generali-05122019-dbfd83b5-e470-4760-ae06-00ec6fb91d6f.html





https://www.raiplay.it/video/2019/12/Franca-Leosini-intervista-Luigi-Di-Maio---Stati-Generali-528a1884-55c9-4759-abd9-4e73809537e3.html







https://www.raiplay.it/video/2019/11/stati-generali-la-signorina-vaccaroni-in-sala-stelle-166126b1-529c-4833-bbec-d957f8c5cb12.html
 
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[ Domenica, 1 Dicembre 2019 22:02:24]




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[ Domenica, 1 Dicembre 2019 22:13:19]


Malta, il premier Muscat si dimetterà il 18 gennaio. Dieci giorni prima al via le consultazioni nel partito laburista
Poche ore fa aveva annunciato di decidere sulle sue eventuali dimissioni – date per imminenti – soltanto alla conclusione delle indagini sull’omicidio di Dafne Caruana Galizia, la giornalista uccisa da un’autobomba il 16 ottobre 2017. E ora fonti del partito laburista citate dal Times of Malta, riferiscono che il premier maltese Joseph Muscat, accusato di interferenze politiche nelle indagini sull’assassinio, ha annunciato che lascerà l’incarico il 18 gennaio prossimo, una volta che i responsabili dell’omicidio verranno accusati. Dieci giorni prima, l’8 gennaio, inizieranno le consultazioni all’interno del partito per la successione e le dimissioni avverranno non appena il Partito laburista avrà scelto un nuovo leader. Muscat dovrebbe annunciare che “ci saranno le elezioni per la guida del partito il 18 gennaio”, hanno detto le fonti, aggiungendo che “nessun leader ad interim dovrebbe essere nominato”.
 
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[ Domenica, 1 Dicembre 2019 22:20:02]

di Alexis Bonazzi




Ritratto della giovane in fiamme, storia di una passione purissima che vibra libera e autentica
L'opera, con regia di Céline Sciamma e in sala dal 19 dicembre grazie a LuckyRed, mette da parte canoni estetici, culturali e sessuali maschili a favore di una sensibilità sostitutiva al femminile come raramente è capitato di vedere al cinema negli ultimi anni
Donne senza uomini. Si evocano, si citano, si allontanano dal ricordo, ma in scena i maschi non ci sono mai. E non se ne sente la mancanza. Anzi se ne avverte il peso autoritario e ingiustificabile. Ritratto della giovane in fiamme, regia di Céline Sciamma, in sala dal 19 dicembre grazie a LuckyRed, è il film che mette da parte canoni estetici, culturali e sessuali maschili a favore di una sensibilità sostitutiva al femminile come raramente è capitato di vedere al cinema negli ultimi anni. Siamo nel 1770. La giovane pittrice Marianne (Noemie Merlant) giunge in un’augusta villa sull’oceano atlantico per dipingere il tradizionale ritratto “casalingo” di Heloise (Adele Haenel), una ragazza che dovrà sposare il promesso sposo della sorella maggiore morta all’improvviso. Per mostrare il suo rifiuto al matrimonio combinato Heloise non vuole però posare per il ritratto. Così Marianne, spinta dagli ordini della madre della ragazza (Valeria Golino) e dai consigli della servetta di casa (Luana Bajrami) cercherà di disegnare la figura della ragazza senza mai vederla in posa. Ma l’avvicinamento anticonvenzionale alla “modella” da parte della pittrice susciterà in entrambe le ragazze un’attrazione fisica e mentale difficilmente smorzabile sotto abiti e formalità tardo settecentesche.
Non immaginatevi chiaramente il voyeurismo alla Tinto Brass (anche se qualcosa della ricerca formale di Tinto c’è), ma nemmeno la leziosità dei racconti immorali di Borowczyk (anche se l’atmosfera marittima di un episodio del film con Luchini giovanissimo c’è), Ritratto di una giovane in fiamme è un dramma sentimentale ancorato ad una ricostruzione storica dove l’approccio calligrafico nella sua austera fissità cerca di trattenere la passione purissima e lesbica che infine vibra libera e autentica. Non ci sono uomini, si diceva all’inizio.

Ritagliati come zotici e maleducati barcaioli per trasportare Marianne nella villa (quando cade il baule della ragazza in mare è lei a gettarsi e quando deve salire le rocce della costa è lei a trasportarsi i suoi bagagli), oppure come indifferenti e apatiche figurine di contorno sul finale del film, i maschi rispecchiano una sorta di anticaglia sovrastrutturale estranea al pensiero e alla fisicità delle protagoniste. Non solo le due ragazze sviluppano un rapporto sessuale che mima con una penetrazione ascellare l’inutilità del presunto piacere dovuto al maschile, ma proprio ne cancellano la presenza come dato residuale nella loro memoria. E se Marianne fatica a dipingere Heloise sulla tela, le cause sono ovviamente due: la prima è quella più diretta ovvero di provare un tale sentimento per la ragazza da non riuscire a trovare la lucidità per ritrarla il secondo è quello di uscire dai canoni del bello al maschile che la professione richiede.

In questo il film della Sciamma, già da tempo attenta a confrontarsi e ad esporre con forza i dilemmi dell’identità al femminile in un mondo al maschile, è categorico: si prova, e si deve, fare tutto senza uomini. Sintomatico il rapporto con la serva di casa, incinta, che le ragazze aiutano ad abortire con scene piuttosto forti e discutibili (il neonato che prende la mano della ragazza mentre viene “operata” non è un raffronto simbolico da nulla). Insomma pur all’interno di una confezione minuziosamente ricostruita a livello di singole inquadrature fisse (alcuni giochi di specchi e di geometria fronte macchina sono meravigliosi) e di una direzione della fotografia che immobilizza il tempo attraverso frammenti di pittura che sembra autentica (un vaso di fiori sul tavolo, alcuni oggetti sulla credenza, il campo lungo su spiaggia e mare), Ritratto di una giovane in fiamme è uno schiaffo ribelle ben calibrato e teso al viso delle convenzioni identitarie e culturali, che va assolutamente visto non fosse solo per come gli uomini sono tagliati naturalmente fuori dalla scena. Sequenza clou: una specie di sabba tra la vegetazione di una spiaggia che certifica ferrerianamente la fine dell’uomo. Ruspante e decisa la Merlant. Impressionante la bellezza e il magnetismo della Haenel.
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«La dea fortuna» di Ozpetek : una coppia gay e i confini dell’amore
La crisi di una relazione omosessuale, l’arrivo inatteso di due ragazzini, la ricerca di un nuovo equilibrio. Prova superba di Stefano Accorsi e Edoardo Leo
Un film civile. Un film militante. Ma soprattutto un film umano. Umanissimo. Senza tradire le proprie scelte di campo (anche qui, al centro del film c’è una coppia omosessuale), Ferzan Ozpetek lascia fuori campo un certo simpatico folclore gay d’antan per scavare dentro i nodi dell’amore, passionale e filiale insieme, e andare dritto al cuore: cosa conta davvero quando si ama? Che cosa si è disposti a mettere in gioco in nome dell’amore? Fino a dove si è capaci di rischiare?

Dietro un titolo vagamente antifrastico — la «dea fortuna» va letta come casualità, nel senso del destino che apre tante strade possibili senza indicarne davvero una — il film scava nelle molte direzioni in cui si può imprigionare il sentimento dell’amore, come per mettere alla prova chi lo usa come uno scudo, dietro cui difendersi o nascondersi. Senza mai scene madri ma ogni volta spingendo i personaggi a mettere in gioco quell’umanità che sola può aiutare a vivere davvero. E ad affrontare gli ostacoli con cui ogni rapporto — affettivo o sentimentale fa poca differenza — deve fare i conti.

Proprio come quelli che Alessandro (Edoardo Leo) e Arturo (Stefano Accorsi) si trovano ad affrontare quando l’amica Annamaria (Jasmine Trinca), che vive a Palestrina, chiede loro di occuparsi dei suoi due figli senza padre, Martina (Sara Ciocca) e Alessandro (Edoardo Brandi). Per pochi giorni, giusto il tempo di fare qualche esame in ospedale e capire l’origine di certi noiosi mal di testa.

Compagni da quindici anni, i due adulti non stanno attraversando il miglior momento della loro unione: la passione è tramontata, le tentazioni sono all’ordine del giorno e vecchi risentimenti tornano a farsi sentire, come il rimpianto di Arturo per aver abbandonato una possibile carriera universitaria e aver seguito a Roma Alessandro, che invece esercita con soddisfazione il mestiere di idraulico. E quando nella loro vita entrano all’improvviso la preoccupazione per la salute di Annamaria (l’amica del cuore di Alessandro, all’origine del suo incontro con Arturo) e l’impegno quotidiano per i due bambini, ecco che l’equilibrio su cui si regge con qualche fatica il loro rapporto inizia a scricchiolare.

Ed è qui che Ozpetek (anche sceneggiatore insieme con Gianni Romoli e Silvia Ranfagni) mostra tutta la sua bravura, nel tratteggiare con giustezza e verosimiglianza il percorso verso una nuova assunzione di responsabilità affettiva. Non verso i due bambini, si badi bene, ma verso loro stessi, verso il loro legame. Che dovrà fare i conti non con la stanca routine di una coppia più o meno affiatata (come mostrano le prime scene, quelle della festa di un matrimonio altrui), ma con un nuovo aspetto dell’amore, una nuova e diversa scommessa.

Naturalmente il film non tralascia i colpi di scena, cui il prolungarsi delle analisi di Annamaria in ospedale costringerà le due «coppie», quella adulta e quella infantile. Entrerà in gioco anche la nonna dei bambini, una Barbara Alberti degna delle più temibili streghe dei fratelli Grimm, con la sua reggia semiabbandonata (la villa Valguarnera di Bagheria) e la sua opprimente volontà di potere. Ma diversamente dal passato, Ozpetek sceglie di resistere al romanzesco, salta i passaggi e gli snodi per andare diritto a quello che gli sta a cuore: la scoperta di un nuovo modo di amarsi, che non passa attraverso la tensione erotica (non c’è una sola scena di sesso. Anche questa è una prima volta) ma attraverso la riscoperta e la rivalutazione della tenerezza, dell’affetto familiare, del proprio ruolo di soggetti d’affetto e non di oggetti del desiderio.

Una conquistata maturità narrativa (non può essere un caso che Ozpetek abbia dovuto riflettere su qualcosa di simile, dopo la scomparsa del fratello) che riverbera anche sulla direzione degli attori e naturalmente sulla loro convincentissima prova. Dai ruoli «minori» (gli amici Pia Lanciotti e Filippo Nigro, lui segnato da una demenza senile che lei protegge con amore) a una giustamente malinconica Trinca, fino alla superba interpretazione di Accorsi e della «novità» Leo, la cui giustezza di tocco si fissa nella memoria. Fossero sempre così gli attori italiani…
 
utente lillyblu

LellaPraticante
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[ Mercoledi, 4 Dicembre 2019 19:08:56]


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