Tutto tace,
immobile,
immerso in una calma quasi innaturale.
Il cielo è limpido,
il sole splende,
gli alberi riposano
e la montagna tace,
per anni, e anni e anni
e sembra voler rimanere così,
per sempre immutata.
Ma nulla è ciò che sembra,
e tutto cambia,
la montagna tace,
ma al centro della terra il fuoco ribolle
aspettando con ansia
il momento in cui potrà uscire allo scoperto.
E nel frattempo serpeggia,
si muove,
si contorce impaziente,
e più a lungo rimane imprigionato,
più crescono il suo desiderio
e la sua smania.
Ma la montagna tace ancora,
i bambini giocano e ridono,
spensirati,
ignari della minaccia,
della distruzione
che scorre sotto ai loro piedi.
Infida.
E lentamente,
molto lentamente
risale lungo quello stretto cunicolo
che lo porterà finalmente all'aria aperta.
Si fa strada prepotentemente tra le rocce
bruciando tutto ciò che ostacola il suo cammino.
Il desiderio cresce,
sfiora i limiti della follia.
E' bramosia.
Ma non c'è più alcuna fretta.
L'attesa, adesso che la metà è così vicina,
renderà più dolce il momento in cui
assoporerà finalmente la libertà
agognata per centinaia d'anni.
Ecco che solo adesso
la montagna comincia a risvegliarsi,
inizia a tremare
- quasi avesse paura-
ma così debolmente
che si può ben credere
di esserselo immaginato.
E intanto il momento si avvicina
sempre più vicino,
sempre più vicino,
ed ecco che allora
un lungo lamento sgorga dal cuore della montagna,
cupo e minaccioso,
e la terra ricomincia a tremare.
E' quasi come se volesse avvisare
del pericolo imminente
come se, nonostante tutto,
quel che sta per succedere,
non dipendesse dalla sua volontà,
e in reltà non volesse.
Ma è tardi, troppo tardi.
E' assordante
come lo scoppio di una bomba
Abbagliante
come il miglior spettacolo di giochi pirotecnici
terribile come solo la natura sa esserlo.
Solo un secondo di assoluto silenzio
e poi, assoggettata a una volontà a cui non riesce ad opporsi,
la terra si apre,
si squrcia,
arrendendosi alla violenza del fuoco
che viene finalmente fuori
con un lungo salto di gioia
e un terrificante grido di libertà.
Sassi volano ovunque,
la cenere cade come pioggia battente,
il fumo invade l'aria,
come una spessa coltre di nubi.
Tutto diventa caldo,
tutto brucia.
La lava inizia la sua passeggiata
sulla superficie della Terra,
e nulla resta sulla strada da lei percorsa.
Solo ceneri e distruzione,
di nuovo silenzio,
e desolazione.
Nulla viene risparmiato,
nulla è in grado di opporsi
ad una tale furia distruttrice.
Come potrebbe sperare l'uomo di competere?
Piuttosto se ne rimane in disparte
ad osservare senza fiato,
ammirato e terrorizzato,
sperando che l'impeto devastante
di quell'implacabile massa incandescente
si plachi prima di giungere alla sua casa
e percependo la sua vera natura:
non è che un puntino,
una nullità,
la cui vita è un continuo dono,
frutto della generosità della natura
che potrebbe schiacciarlo
in qualunque momento
semplicemente muovendo un dito. |